Fototerapia: curiamoci con l'arte

22.05.2021

Tempo di lettura: 3 minuti

Quante volte siamo stati così male da non trovare aiuto e rimedio in niente e nessuno? Moltissime suppongo. 

E molte invece sono state le volte in cui qualcosa che non ci saremmo mai immaginati ci ha aiutati nell'uscire da quelle situazioni di sconforto. Oggi, oltre ai rimedi tradizionali, vediamo come in generale lo sport e altre attività ci mettono in condizione di superare tutto...o quasi! Molti studi affermano che l'arte e gli usi legate ad essa vengano utilizzate come "cura": ci aiutano a non pensare, a rilassarci e allo stesso tempo a distogliere l'attenzione da tutto ciò che inevitabilmente causa dolore, sia a livello fisico che psicologico.

Il disegno, la fotografia, la pittura, e tutte quelle forme di espressione connesse all'arte, ci danno modo di esternare i nostri sentimenti, positivi o negativi che siano; ci permettono di gridare al mondo: "Ehi, questa sono io, con le mie paure, i miei dubbi, i miei problemi".

Così facendo entriamo in una sorta di "accettazione consapevole" rispetto a ciò che stiamo vivendo: molti psicoterapeuti, ad esempio, utilizzano un approccio chiamato fototerapia per spingere il paziente a ricercare nelle foto una propria storia. Lo scatto non si configura come un oggetto in sé e per sé, quello che conta è il significato che noi vi attribuiamo in termini di forme e colori, ciò che noi raccontiamo di esso.

Tutti interpretiamo un'immagine in maniera differente dall'altro, e questo permette al terapeuta di individuare la diversità con cui ciascuno vede la propria realtà. Durante la fototerapia lo specialista mostra al paziente determinate foto, chiede il perché siano state scattate e di dar loro un titolo, interviene indagando quelle aree che possono risultare interessanti e ne coglie delle informazioni che possono essere punti di partenza per l'esplorazione dell'inconscio.

Molti artisti hanno utilizzato la fotografia per raccontare la sofferenza e cercare di spiegare, tramite l'immagine, i loro pensieri, sintomi e stati d'animo. Christian Hopkins ha utilizzato questo metodo, raccontando la depressione tramite un percorso fotografico, mostrando le sensazioni ed i pensieri che popolavano la sua mente. Come lui anche altri hanno usato questa modalità comunicativa. Ne sono un esempio i lavori di Katie Crawford (My anxious heart), Janelia Mould (Melancholy - Una ragazza chiamata depressione), Edward Honaker.

Detto questo vorrei citare una frase bellissima di Judy Weiser, fotografa e terapeuta americana: "Cosa accade a una persona quando vede una fotografia? La storia della fotografia, il suo significato è creato dallo spettatore quando la guarda. Il significato non è nella foto". Proprio grazie a lei la fotografia è stata riconosciuta come pratica terapeutica. Durante tale percorso vengono utilizzate sia scatti in cui è raffigurato il paziente, sia foto scattate da lui stesso; inoltre, i mezzi digitali di cui tutti attualmente disponiamo consentono con facilità di immortalare un attimo in qualsiasi circostanza, cosa che in passato sarebbe stata dispendiosa e poco fattibile.

Tutto questo si può riconnettere anche al disegno, alla pittura e a tutte quelle forme d'arte che in un modo o nell'altro si manifestano come espressione del nostro essere interiore: non conta quale sentiero artistico decidiamo di intraprendere, l'importante è riuscire a percorrerlo per essere più consapevoli di noi stessi. 


Conoscevi la fototerapia? Dicci come la pensi lasciando un commento QUI!

In collaborazione con @chiaralazzaraphoto


Share
© 2021 Social Media & Arts • sonoartemedia
Creato con Webnode
Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia